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18 dicembre 2017

Sono un terrorista islamico Tunisino espulso dall'Italia Era residente a Firenze, finì anche nell'inchiesta del 2004 che investì la moschea e l’imam di Sorgane

Sono un terrorista islamico
Tunisino espulso dall'Italia
Era residente a Firenze,  finì anche nell'inchiesta del 2004

FU, NEL 2004, uno dei protagonisti dell’inchiesta Shahid, che in arabo significa martire, il tunisino appena espulso dall’Italia per motivi di sicurezza nazionale.

Oggi ha 47 anni, ma tredici anni fa finì prepotentemente l’inchiesta che investì la moschea e l’imam di Sorgane. Non una figura di spicco, ma un elemento all’epoca ritenuto «organico» al gruppo in cui la procura di Firenze era convinta stessero crescendo dei kamikaze pronti al sacrificio. Shahid, appunto.
E’ stato detenuto per altri reati nel carcere di Sollicciano, fino allo scorso 12 novembre. Anche se si trovava in carcere per reati «comuni», il suo nome stava comunque in quella lista. Dunque oggetto di monitoraggio di primo livello.
Anche in carcere, infatti, oltre ad avere sempre tenuto comportamenti aggressivi verso gli altri detenuti, gli piaceva chiamarsi e farsi chiamare «terrorista». Il dodici novembre scorso ha finito di scontare la sua pena. Ma non ha toccato nemmeno per un attimo il suolo di Firenze, la città dove era residente prima di finire dentro. Ma è stato immediatamente caricato dalla digos su un mezzo diretto al centro per rimpatri “Brunelleschi” di Torino. Da Genova, poi, è stato fatto salire su una nave diretta in Tunisia. «Motivi di sicurezza nazionale», dice il Viminale. E’ il 102esimo provvedimento di questo tipo (espulsioni con accompagnamento) nel corso del 2017. Sono invece 234 le espulsioni eseguite dal primo gennaio del 2015 ad oggi riguardanti soggetti che gravitano negli ambienti dell’estremismo religioso.
E quelle pagine di intercettazioni che restano come un marchio indelebile sulla pelle del tunisino, non erano per niente rassicuranti.
Tipo questa inneggiante alla Jihad, la guerra santa.
 «Sceicco; quando penso a questa strada; non credere che io non abbia pensato a una alternativa; ma anche se questultima la lastricassero con tutto loro di questo mondo; io non avrei dubbi! Non posso scegliere che la prima; non la cambierei con nientaltro; non riesco a pensare a nientaltro e su questo rimango sveglio tutta la notte... Mi sembra un progetto universale; grandissimo! Dio mio! Poi; non è una cosa che uno dice ti è stata ordinata; è il mio spirito che è così; quindi è una scelta».
ste.bro.

La Nazione Firenze 18.12.2017 pag.1

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02 gennaio 2010

Terrorismo, assolto l'imam Rafik

Cremona Processo in Marocco per gli attentati del 2003 a Casablanca

Terrorismo, assolto l'imam Rafik

CREMONA - Assolto. Così l' imam itinerante Mohamed Rafik, attivo a Firenze, a Brescia e a Cremona ed estradato dall' Italia perchè la magistratura di Rabat lo riteneva coinvolto negli attentati di Casablanca del maggio 2003 che provocarono 24 morti, dal giorno di Natale è in libertà. Mohamed Rafik, che in Marocco si trovava in libertà provvisoria, è stato assolto dai giudici della Camera criminale di primo grado della Corte d' appello di Sale, cittadina del Marocco. Nei suoi confronti l' accusa era di «costituzione di banda criminale per preparare e commettere atti di terrorismo, nel quadro di un progetto collettivo mirante a portare grave danno all' ordine pubblico». Rafik era stato il primo imam a essere stato condannato in Italia per terrorismo internazionale. Il gup di Brescia Silvia Milesi, aveva applicato l' articolo 270 bis del codice penale al processo con rito abbreviato, con il quale aveva condannato 2 dei 4 nordafricani sospettati di far parte di una cellula terroristica gravitante intorno alla moschea di Cremona. E a Rafik era stata inflitta una pena di 4 anni e 8 mesi. L' imam era stato arrestato nel 2003 con l' accusa di detenzione e utilizzo di esplosivi, costituzione di associazione terroristica e raccolta di fondi destinati al finanziamento di attività eversive. Rafik, 44 anni, in Italia con regolare permesso di soggiorno, era arrivato a Firenze nel 1998 e per tre anni era rimasto alla guida della moschea di Sorgane. Era già stato inquisito dalla procura di Milano per associazione terroristica.

Silvia Galli

pagina 9
(27 dicembre 2009) - Corriere della Sera

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29 settembre 2007

"Singoli fanatici, non cellula terroristica"

Moschea di Sorgane, le motivazioni della Corte di Assise che a giugno ha assolto i sette islamici

"Singoli fanatici, non cellula terroristica"

NIENTE prova che all'interno del centro islamico di Sorgane si tosse costituita una cellula del terrorismo Islamico. C'erano alcuni fanatici, ma neppure un barlume di gruppo organizzato. La corte di assise di Firenze ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale, il 26 giugno, ha as­solto con formula piena sette immigrati nordafri­cani — studenti e operai — accusati di associazio­ne con finalità di terrori­smo intemazionale. Cin­que di loro — Rachiid Maamri (il predicatore della moschea di Sorgane, Adel Abdallah Ben Maatallah, Hichem Godhbane, Mehdi Boukraa e Chokri Ragoubi — erano stati arrestati il 9 maggio 2004 e sono rimasti in carcere per un anno. E da Sollicciano, in occasione della strage di bambini a Beslan, fecero uscire un documento di con­danna del terrorismo. Altri due, Nizar Cherife e Jamil Choukri, erano slati indaga­ti a piede libero. Cherif era colui che in un momento di rabbia (il 24 aprile 2004) aveva immaginato un attentato ai Gigli con migliaia di morti.
La corte d'assise ritiene provato che quattro degli imputati — Adel, Mehdi, Chokrl e Nizar (ma non gli altri tre) — «ap­partengano senza dubbio all'area ideolo­gico-religiosa dell'integralismo islamico, non solo in termini di tendenza e orientamen­to bensì di esplicita ade­sione e di disponibilità alla lotta armata». Tutta­via, secondo i giudici del­l'assise, «le pulsioni jihadiste da loro rivelate, in particolare da Adel sono espressione di posizioni assunte individualmente o in relazioni interpersonali che esulano da qualsivoglia fenomeno associativio... e sono estranee — al di là delle pur ricorrenti manifesta­zioni di fanatismo, odio e intolleranza—al contesto di collettiva costante tensione, di condivisa inflessibile determinazione che sarebbe stato coerente all'importanza del progetto, di enorme portata criminale, da cui si ritiene che fossero attratti». (f.s.)

La Repubblica Firenze 25.09.2007 pag.VII

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27 giugno 2007

Cellula di Sorgane, tutti assolti

I primi arresti risalgono al 2004, alcuni sono rimasti in carcere un anno: per l'assise il fatto non sussiste

Cellula di Sorgane, tutti assolti

I sette africani erano accusati di terrorismo internazionale

FRANCA SELVATICI

LA CORTE d'assise ha assolto ieri con formula piena i sette immi­grati nordafricani accusati di aver costituito una cellula del terrori­smo islamico all'interno della moschea di Sorgane. Rachid Maamri, Adel Abdallah Ben Maatallah, Hichem Godbani, Mehdi Boukraaa, Chokrì Ragoubi, Nizar Cherif e Jarhil Chouk erano impu­tati di associazione con finalità di terro­rismo internazio­nale. I primi cinque erano stati arrestati il 9 maggio 2004 e sono rimasti in car­cere per un anno. La Digos sequestrò nelle loro case do­cumenti e video che inneggiavano alla guerra santa, che mostravano le prediche di imam fanatici, gli appelli di Osama bin Laden, l'addestra­mento dei guerri­glieri, le distruzioni dopo gli attentati, e addirittura un at­tentato mentre ve­niva eseguito. Ora questo materiale — che secondo le accuse è riconducibile a orga­nizzazioni dell'islamismo più ra­dicale, come Ansar al Islam e il Gruppo salafita per la predicazio­ne e il combattimento—verrà loro restituito, su disposizione del­la corte d'assise. I giudici si sono presi tre mesi per depositare le motivazioni. Probabilmente hanno ritenuto che, anche supponendo che alcuni degli arrestati ardessero dal desiderio di combattere e di trovare il martirio in Iraq, in assenza di armi e documenti falsi (di cui non è stata tro­vata traccia), il loro progetto non avesse raggiunto alcuna concre­tezza, né sul piano dell'esecuzio­ne e neppure su quello dell'elabo­razione.
Il fatto non sussiste, dunque. Con loro era finito sotto inchiesta anche un operaio marocchino, Salaheddine Salmi, che aveva poi scelto il giudizio abbreviato ed era stato assolto con formula piena.
Gli imputati, alcuni dei quali la­vorano come artigiani mentre al­tri studiano architettura all'uni­versità, non sono fuggiti dopo la scarcerazione e hanno seguito assiduamente il processo. Ieri ad ascoltare la sentenza erano in tre: Chouk Jamil, Hichem Godhbane e Sherif Nizar, lo stesso che il 24 aprile 2004 era stato intercettato mentre in un momento di rabbia immaginava un attentato ai Gigli.
con migliaia di. vittime. Dopo la lettura della sentenza di assolu­zione è stato proprio lui a farsi portavoce dei sentimenti dei compagni: «Non siamo terroristi. Grazie a Dio siamo a Firenze e in Toscana, perché qui c'è giustizia. Ringrazio anche la questura. So­no stati bravi». E i Gigli? «Niente niente, non voglio ricordare piùi». La domanda «Avete rischiato di diventare terroristi?» resta.senza risposta.
Gli avvocati Car­lo Corbucci, Gio­vanni Destuto, Stefania Siciliano e Maurizio Nasti, presenti in aula alla lettura della sen­tenza, sono felici. E non mancano pa­role di apprezza­mento per il procuratore aggiunto Francesco Fleury che ha sostenuto l'accusa con il sosti­tuto Luigi Bocciolini, e che aveva chie­sto 5 condanne e due assoluzioni, e per la Digos, «per­ché le indagini sono state correttamen­te condotte». Più polemici con Bruno Vespa, che mentre le indagini erano ancora in corso, lesse in tv alcune inter­cettazioni e definì gli arrestati — ricordano i legali — i terroristi di Firenze. «Ora dovrebbe dare la parola a noi», dicono. Dopo l'as­soluzione i loro assistiti rischiano di essere espulsi? I legali tendono ad escluderlo, dato che gli imputati sono stati processati a piede libero e a questo punto "manca l'ipotesi della pericolosità e dell'imprevisto che può derivareda un loro ritorno in libertà".

La Repubblica Firenze 27 giugno 2007 pag. VII

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31 maggio 2007

A Sorgane una cellula di terroristi intemazionali

LA REQUISITORIA

I pm: condanna per l'ex imam della moschea e altri 6
"A Sorgane una cellula di terroristi intemazionali"


CINQUE condanne a 4 anni di re­clusione per associazione con finalità di terrorismo internazio­nale e due assoluzioni per insufficienza di prove. È' la richiesta, for­mulata ieri ai giudici della corte d'assise di Firenze dai pubblici ministeri Francesco Fleury e Lui­gi Bocciolini, per sette giovani im­migrati nordafricani accusati di aver costituito, all'interno della moschea di Sorgane, una cellula terroristica vicina a organizzazio­ni islamiche più radicali, come «Ansar al Islam» e il «Gruppo Salafita per la predicazione e il com­battimento». Le condanne sono state chieste per i tunisini Abdel Ben Maatallah, Mehdi Boukraa, Chokri Ragoubi, Nizar Cherif e per l'algerino Rachid Maamri, ex imam volontario della moschea fiorentina di Sorgane, ritenuta il capo e il reclutatore della cellula. Per Hichem Godhbane e Jamil Chouk, invece, è stata chiesta l'assoluzione. Cinque degli imputati erano stati arrestati 1'8 maggio 2004 ed erano tornati liberi un an­no più tardi, e hanno sempre se­guito il processo. Nelle indagini era stata coinvolta anche un'otta­va persona, Salaheddine Salmi, marocchino di 40 anni, assolto con formula piena in abbreviato. Nella requisitoria, i due pm han­no citato come prove i contenuti delle intercettazioni ambientali raccolte dalla Digos e la docu­mentazione sequestrata agli im­putati, tra cui video di propagan­da di Al Qaeda e uno, certamente non scaricato da Internet che mo­stra la preparazione e l'esecuzio­ne dell'attentato in Arabia Saudi­ta del 12 maggio 2003 che costò 35 morti e 200 feriti. E su tali basi i pm hanno sostenuto che i membri del gruppo progettavano di anda­re in Iraq per combattere e sacri­ficarsi in attentati kamikaze che avrebbero.coinvolto anche civili. Gli imputati negano qualsiasi vi­cinanza al terrorismo islamico o alle strategie della Jihad. Oggi : parlano i loro difensori.

La Repubblica Firenze 31.05.2007 pag.V

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02 marzo 2007

Depone in aulo l'ex imam di Sorgane

Il processo. Ieri ha deposto l'ex imam di Sorgane e uno dei giovani che secondo la procura era pronto a partire

Islamici, le intercettazioni in aula

«Adesso muoio e non mi sposo»

Un continuo botta e risposta tra il pm e gli imputati che chiariscono le dichiarazioni
Alessandra Bravi

«Muoio e non mi sposo». «Devo scegliere tra due strade, anche se loro mi danno oro, io preferisco un'altra via». «Puoi prendere il patentino per l'aereo con 800 dollari in Iraq, fai lezioni e lo prendi». Mai in un processo, le parole sono state così importanti. Le parole intercettate che hanno un significato che spaventa. Le parole spiegate, quelle a cui, i sette imputati di terrorismo internazionale, provano a dare un senso logico. Lo scambio a cui si assiste
è serrato. Un botta e risposta che va avanti per ore tra il pm e gli imputati. E di colpo, l'aula bunker del tribunale di Firenze, diventa una sorta di incontro-scontro tra due linguaggi
e due culture profondamente diverse.

TOCCA A RACHID. L'ex imam della moschea di Sorgane.
Quello che deve difendersi dall'accusa più pesante: aver convinto gli altri giovani musulmani a costituire una cellula pronta a partire per farsi esplodere in Iraq. Rachid si sottopone all'esame della corte perché, dice, «proverò la mia innocenza». In un italiano stentato racconta di essere conservatore, di non voler stringere la mano di una donna, di aver sentito parole di rabbia all'interno della moschea.
«Ma dopo ogni strage, la rabbia sale, è normale, poi tutto torna com'era». E sì che si apprestava a partire. Ma partiva per l'Algeria. Quello era l'appuntamento, di cui tanto si discute nelle intercettazioni.
«Appuntamento in arabo significa partenza. Stavo per tornare da mia moglie, dalle mie figlie».
E poi sul suo ruolo, quello di imam, di predicatore volontario.
«Io non sono il punto di riferimento di nessuno. L'imam non ha potere sulle menti delle persone, ricordatelo». Subito dopo, sul banco degli imputati sale Adel, 26 anni. Il pm elenca preciso tutte le intercettazioni a sostegno dell'accusa. Sono sue le frasi sull'aereo, sul patentino da prendere. E Adel racconta cosa aveva in mente. «Il patentino mi serviva per guidare un'aereo per la disinfestazione.
Io volevo andare in Iraq, ma volevo andarci perché mi occupo di agricoltura e là il mercato è fiorente». Poi parla della sheeda.
Che gli interpreti hanno tradotto con la parola martirio. Alla domanda del pm: «Perché dice accettami durante la sheeda e la morte mi accolga?». Adel risponde: «La sheeda per i musulmani è una sorta di iniziazione all'islam, una preghiera che si dice al mattino e alla sera.

La chiave
1 I giorni dell'arresto
L'inchiesta partì da Genova con il fermo di un esponente islamico accusato di far parte della jihad islamica e approdò a Firenze, dove nel maggio del 2004, la procura ordinò l'arresto di una presunta cellula terroristica.

2 Le diverse conversazioni
È guerra di perizie. Le accuse sostenute dai pm Luigi Bocciolini e Francesco Fleury, si basano per la maggior parte su alcune conversazioni intercorse tra gli imputati. E che vengono tradotte in maniera diversa dai vari consulenti che si sono avvicendati durante
l'inchiesta.

3 Un'ulteriore perizia
Quando iniziò il processo, nell'ottobre del 2005, i pm chiesero alla corte un'ulteriore perizia, che riduceva la portata delle
intercettazioni.

Il dato
«Una buona notizia»
In una intercettazione tra Adel e la fidanzata si fa riferimento ad una buona notizia, ma lui rivela cos'è. A mezza bocca dice: «È il pellegrinaggio che sai tu». Ieri in aula, Adel ha spiegato che la fidanzata voleva sapere i suoi spostamenti. Ma lui non le voleva dire che tornava a casa per sposarla.

il Firenze 27.02.2007

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24 febbraio 2007

Continua il processo alla "cellula di Sorgane"

I sette giovani accusati di terrorismo internazionale si difendono in corte d'assise

"Un attentato tra la folla ai Gigli? Era solo un ragionamento ipotetico"

FRANCA SELVATICI

«VOLEVO conoscere la verità sul Medio Oriente. Non mi fido dei giornali. Sono arabo. Mi interessa sapere che cosa succede a casa mia». Cosi Raghoubi Choukri — uno dei sette giovani immigrati nordafricani sotto processo per terrorismo internazionale con l'accusa di aver costituito all'in­terno della moschea di Sorgane una cellula islamica «In fase di risveglio» — ha cercato di spiegare ieri, in corte d'assise, perche lui ed i suoi amici detenevano mate­riale sulla guerra santa e sermoni di imam fondamentalisti. In alcu­ni dei filmati, che la corte ha esaminato alcuni giorni fa, compaio­no anche Osama bin Laden e altri capi di Al Qaeda. Un altro impu­tato, Chouk Jamil, studente di architettura, ha spiegato che quan­do avvenivano certi fatti, lui e i suoi amici cercavano notizie sul sito internet di Al Jazeera, dove talvolta trovavano rinvii alle pagi­ne web dei gruppi fondamentali­sti che rivendicavano certe azio­ni. Sul suo computer Chouk Jamil sono state trovate cartine topografiche che avevano suscitato un certo allarme. Si temeva che potessero essere obiettivi per at­tentati. Il giovane ha spiegato che si trattava di materiale per le sue ricerche di architettura.
Più tormentato l'interrogato­rio di Raghoubi Choukri. Secon­do le accuse, stava cercando do­cumenti falsi per poter andare a combattere in Iraq. Lui ha smen­tito: «Non ho mai progettato di andare in Iraq. Ma nel 2003, dopo l'invasione americana, vedevo cose che non mi piacevano. Guardavo la tv e vedevo i bambi­ni con il sangue in faccia che dice­vano "Aiutateci". Io sono musul­mano e prima di tutto sono un es­sere umano. E stavo male». Raghoubi aveva scaricato da internet il programma di allenamentodei mujahiddin, i combat­tenti della guerra santa. «Ma non c'erano esercizi con armi», si è di­feso lui, offrendo poi una spiega­zione piuttosto strampalata del suo interesse per gli allenamenti per diventare guerrigliero. «Era­no esercizi svedesi. Credevo che potessero servirmi per il mal di schiena». E a questo punto il presidente della corte d'assise si è sentito un po' preso in giro.
Poi è toccato a Cherif Nizar spiegare alla corte il senso della conversazione intercettata il 24 aprile 2004, la più agghiacciante di tutte quelle raccolte dalla Digos nel corso delle indagini. «Se Dio mi aiuta, lo sto pensando. Sai dove? Lì ai Gigli o lì al cinema di fronte ai Gigli. Un colpo nel quale moriranno migliaia e migliaia... migliaia. Un sabato pomeriggio in quel cinema di fronte ai Gigli. Ah.. però io non sono convinto al cento per cento». In udienza preliminare Cherif Nizar aveva spiegato che si trattava di un ragiona­mento ipotetico. Forse con un grande attentato l'Italia si sareb­be ritirata dall'Iraq, come aveva fatto la Spagna dopo la strage di Madrid dell'11 marzo 2004. Ieri ha detto: «Non stavamo proget­tando niente. Era solo una pro­vocazione». In effetti nel corso delle indagini non è stato trovato il minimo riscontro a quelle ter­ribili parole. E gli imputati ripe­tono: la nostra religione ci vieta la violenza.

La Repubblica Firenze 24.02.2007

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09 febbraio 2007

Iniziato il processo alla "cellula di Sorgane"

Alla sbarra i sette immigrati accusati di terrorismo internazionale
Bombe e proclami in video processo alla "cellula di Sorgane"
In aula i dvd sequestrati agli imputati

NOSTRO SERVIZIO

IL FILMATO si apre con una ter­rificante esplosione.Poi com­paiono due martiri con i mitra in spalla e le fasce verdi attorno al­la fronte. Canti di guerra. Un eli­cottero. Un'altra esplosione. Vittime, Funerali. Bandiere ver­di. Proclami. E' il primo dei video che ieri (6 febbario 2007 ndS) la corte d'assise di Firenze ha cominciato ad esaminare.
E' stato sequestrato a uno dei sette giovani immigrati norda­fricani accusati di terrorismo internazionale: la cosiddetta cel­lula di Sorgane. Muratori, im­bianchini, studenti. Cinque di loro furono arrestati il 9 maggio 2004 e sono ri­masti in carce­re per un anno. Tre, sostiene la procura, erano pronti a morire da martiri In Iraq. Mentre erano in carcere scrissero che "l'Islam è una religione che non si propone la violenza e gli atti barbarici e condannarono l'atroce strage dei bambini di Beslan e il rapi­mento delle due Simone.
Dopo la scarcerazione non sono fuggiti e oggi seguono il processo.
Nelle loro case e nei loro computer gli investigatori della Digos trovarono molto materiale riferibile all'estremismo islamico. Materiale propagandistico per propugnare la guerra santa contro gli infedeli. Sette ore complessive di immagini. La corte di assise ha deciso di vederle tutte. E' un impresa impervia, dato che i video sono in arabo e la traduzione e le spiegazioni sono previste solo a fine proiezione.
Alcuni filmati mostrano Osama Bin Laden e il suo braccio destro Al Zawahiri. Sullo sfondo, immagini delle Torri gemelle fumanti, degli attentati al cacciatorpediniere Usa Cole e alle ambasciate americane in Kenia e in Tanzania: attentati pianificati da quell' Abu hasf al Masri cui è intitolata la brigata che hia riven­dicato le stragi di Madrid (2004) e di Londra (2005). In uno dei vi­deo sono stale riversate le im­magini, mai trasmesse dalle tv, dell'attentato del 12 maggio 2003 in un complesso residen­ziale abitato da statunitensi e da occidentali in Arabia Saudita. I morti furono 35, i feriti oltre 200. Ci sono immagini di guerriglieri in addestramento. Sono vestiti di nero e armati di mitra. Fanno le flessioni, strisciano, sparano, pregano, lanciano proclami. Poi uno legge un interminabile proclama. E' un aspiran­te martire che chiede a Dio di esaudire il suo desiderio di immolarsi per la guerra santa. I martiri si alternano ai predica­tori e alle immagini di esplosioni e di stragi. La colonna sonora è formata da canti di guerra e da preghiere, intercalate dalle vi­branti esortazioni dei vari imam e sceicchi. E a un certo punto la voce che urla in arabo sembra familiare. Grida e inveisce con la stessa violenza con cui Adolfi Hitler fanatizzava le folle. Ci si chiede: queste urla e queste im­precazioni hanno avuto lo stes­so effetto sui giovani immigrati accusati di terrorismo? Li hanno veramente trasformati in terroristi? La domanda per ora rima­ne irrisolta.

La Repubblica Firenze 07.02.2007 pag.VII

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01 giugno 2004

Terrorismo: respinta istanza scarcerazione per i 5 islamici

Firenze. Costituivano ''una cellula operativa internazionale'' e non ''un innocuo club di predicatori''. Con questa motivazione il Tribunale del riesame di Firenze ha respinto la richiesta di revoca dell'ordinanza di custodia cautelare per i cinque maghrebini, fra cui l'imam della moschea di Sorgane, arrestati a Firenze il 9 maggio scorso con l'accusa di associazione sovversiva con finalita' di terrorismo internazionale. Rigettando l'istanza della difesa, depositata stamani, i giudici del Riesame affermano di ritenere che vi siano elementi significativi per ipotizzare che i cinque arrestati (l'algerino Rachid Maamri, imam della moschea di Sorgane, e i tunisini Adel Abdallah, Nehdi Bukraa, Hichem Godhbane e Chokri Ragoubi) avessero costituito una ''cellula dormiente, ma gia' in fase di risveglio. Una cellula - spiega l'ordinanza - inserita certamente in un gruppo di organizzazioni collegate tra loro che, per comodita' di sintesi possono definirsi appartenenti alla galassia del terrorismo religioso internazionale di tipo islamico''.

Pab/Opr/Adnkronos)
(SEGUE)28-MAG-0415:43

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