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29 gennaio 2026

Sfida all'O.K Corral (aggiornato n.2)

AGGIORNAMENTO 31.01.2026 

Firenze, la resa dei conti tra le due bande di Sorgane e Gavinana: interrogati alcuni dei ragazzini
di Giulio Gori

Individuati grazie alla denuncia di un padre, scongiurato il rischio dello scontro 

La denuncia di un padre sulla resa dei conti tra due bande di ragazzini che per domani si erano promessi di scontrarsi a colpi di bastoni e coltelli potrebbe aver sortito l’effetto di scongiurare il peggio. È quanto emerge dalle indagini su una guerra che un gruppo di Sorgane e un secondo di Gavinana si erano giurati due settimane fa, in un faccia a faccia che per poco non era finito in uno scontro.

I carabinieri della stazione di Ricorboli che indagano sul caso hanno individuato, rintracciato e interrogato nel pomeriggio di ieri alcuni degli adolescenti che fanno parte del gruppo di Sorgane. Non si conoscono i dettagli delle ammissioni, ma sarebbe emerso che in vista della resa dei conti sarebbe stato creato uno specifico gruppo Whats App, in cui pare che i protagonisti si scambiassero informazioni sulle armi raccolte per la battaglia e sul reclutamento di nuovi coetanei.

Il solo fatto di essere stati raggiunti dai carabinieri avrebbe spinto molti di loro a desistere dall’intenzione di battersi coi coetanei di Gavinana. Ma ancora prima, il clamore creato dall’articolo del nostro giornale che riportava la denuncia del padre, preoccupato per le possibili conseguenze per la salute del figlio e di tutti gli altri ragazzini coinvolti, aveva sortito il primo effetto di spaventarli.

In un tam tam di messaggi per condividere l’articolo, l’essersi visti smascherati avrebbe già fatto fare un passo indietro ad alcuni di loro. Tutto merito di un genitore che assieme alla moglie ha dato ascolto alle parole di un amico del figlio e ha capito la gravità della situazione, specie perché in quel primo confronto avvenuto domenica 18 gennaio a Gavinana, pur senza passare alle vie di fatto, diversi ragazzini si erano presentati con in mano bastoni e martelli.

Solo l’evidente disparità numerica in favore della banda di Gavinana aveva spinto i due gruppi a fissare un appuntamento per due settimane dopo. Mentre quelli di Sorgane nei giorni successivi avevano fatto partire un reclutamento a colpi di 15 euro ad ogni nuovo arrivato.

E tra quei giovanissimi, vero o no, si parlava esplicitamente anche di coltelli e persino di taser. Quel padre, spaventato dalla possibilità di non poter riuscire a fermare il figlio, ma anche per il bene di tutti gli altri, aveva prima raccontato tutto ai servizi sociali, quindi al Corriere Fiorentino, infine si è rivolto ai carabinieri. Che con la loro indagine — iniziata di fatto giovedì mattina, formalmente in quella stessa serata dopo la denuncia del genitore — potrebbero avere scongiurato il peggio.

Anche se il problema delle baby gang di Firenze Sud andrà poi affrontato con altri mezzi: nei giorni scorsi, i ragazzini di Sorgane, pur non creando particolari problemi nella loro frazione, erano stati visti discutere animatamente con un altro gruppo dell’Antella. A riprova di forti tensioni tra le diverse bande.

Corriere Fiorentino 31 gennaio 2026

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AGGIORNAMENTO 30.01.2026 

Resa dei conti tra bande di ragazzini a Firenze, indagini e un appello dai carabinieri: «Diteci quello che sapete»
 

di Giulio Gori

Viaggio tra Sorgane e Gavinana, nei luoghi dove è maturato lo scontro tra i due gruppi, dopo la denuncia del padre di uno dei ragazzi coinvolti 

 

Una possibile resa dei conti tra due bande di ragazzini, fissata per domenica prossima, a colpi di martelli, bastoni, forse anche coltelli: il grido di allarme di un padre per salvare il proprio figlio, raccontato ieri dal nostro giornale, è sfociato in una denuncia formale ai carabinieri. 

L’uomo, dopo aver segnalato nei giorni scorsi il caso ai servizi sociali, mercoledì si era rivolto alle forze dell’ordine, mentre ieri si è recato alla stazione di Ricorboli per mettere nero su bianco le informazioni di cui è venuto a conoscenza: un appuntamento preso due settimane fa tra un gruppo di Sorgane, di cui fa parte il figlio, e un altro di Gavinana, sempre composto da ragazzini, per risolvere vecchie e misteriose ruggini.

Da parte loro, i carabinieri già da mercoledì stanno seguendo la vicenda e lanciano un appello a chiunque abbia notizie più precise a rivolgersi a loro per sventare quella resa dei conti e evitare così che qualcuno possa farsi del male. Mentre oggi Barbara Nannucci, consigliera della Lega del Quartiere 3, porterà il caso all’attenzione della commissione Politiche giovanili.

 Nell’estate del 2023 Nannucci, sempre nella commissione di Quartiere, portò il caso di un ragazzino di Sorgane bullizzato da una gang di Gavinana. E parlò di «preoccupanti segnalazioni su baby gang attive fra la Coop di Gavinana, Sorgane e il Giardino dei Ponti di Bagno a Ripoli. Si parla di giovani che vengono offesi, spintonati e minacciati da questa baby gang che fa richieste esplicite di denaro, che se non esaudite si trasformano in persecuzioni verbali e non solo».

«Pochi giorni fa qui a Sorgane mi sono messo in mezzo a un’accesa discussione tra un gruppo di ragazzini qui di Sorgane e un altro dell’Antella. Nessuno ha alzato le mani, ma ho pensato di intervenire per calmare le cose perché discutevano in modo animato», racconta un giovane a conferma di un clima molto teso tra i gruppi di giovanissimi di Firenze Sud.

L’impressione è che non si tratti di baby gang che terrorizzano le comunità di quartiere, ma di gruppi che facendosi notare il meno possibile si sfidano, si bullizzano, si aggrediscono (mentre il pestaggio di un uomo per un pacchetto di sigarette, lo scorso settembre, ad opera di un gruppo di adolescenti, nessuno sa se sia stato fatto da ragazzini del luogo o arrivati da fuori). 

Serena Perini, presidentessa del Quartiere 3, spiega che gli educatori di strada non hanno segnalato alcuna anomalia. Ma a Sorgane spiegano che «da dopo la pandemia ci sono gruppi di adolescenti che passano le serate fuori senza far niente. Non fanno nulla di male, ma è preoccupante proprio il fatto che stiano tutto il tempo a ciondolare, senza studiare, senza fare sport». 

E qualcuno punta l’indice contro l’abbandono della zona: «A Sorgane siamo in seimila, eppure non c’è nulla. I ragazzi non hanno una biblioteca, né una ludoteca, niente. L’unica cosa che abbiamo è Fort Apache (dicono ironicamente indicando la sede del Q3, ndr) e nessuno sa a cosa serva».

Scenario opposto a Gavinana, in piazza Elia dalla Costa, dove domenica 18 gennaio le due bande si sarebbero scambiate le minacce e date l’appuntamento per la resa dei conti: qui c’è la chiesa, l’area giochi, il campo da calcetto sempre pieno, la sede dell’Auser dove i bambini fanno le ripetizioni. 

Ma all’ingresso dell’area cani ci sono tavoli e panchine nascosti da delle siepi: «Qui, estate e inverno, la sera dopo le 10.30 è pieno di minorenni che si fanno le canne e ascoltano la trap – raccontano – ed escono così tardi anche quando hanno scuola, c’è da chiedersi dove siano le loro famiglie».

Corriere Fiorentino 30 gennaio 2026 

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Firenze, due bande di ragazzini e il coraggio di un padre: «Preparano uno scontro, io li denuncio prima. Meglio che mio figlio finisca in carcere che in ospedale» 

di Giulio Gori

I gruppi di Sorgane e Gavinana si sarebbero dati appuntamento per domenica. Parte la segnalazione a carabinieri e servizi sociali

Un appuntamento che due bande di adolescenti di Firenze si sono date per domenica prossima per un confronto che vorrebbe essere risolutivo. Con i ragazzini, arrabbiati per qualche banale offesa reciproca, che si ripromettono di presentarsi al duello con coltelli, martelli, persino taser, mentre in questi giorni stanno cercando nuovi rinforzi arruolandoli con 15 euro a persona. 

Sono due gruppi rivali, uno di Gavinana, l’altro di Sorgane, a essersi promessi la resa dei conti dopo una scaramuccia avvenuta dieci giorni fa. A denunciarlo è  il padre di uno dei ragazzi di una delle due bande, che ha scoperto per caso la vicenda e impotente l’ha segnalata ai carabinieri e ai servizi sociali perché provino a mettersi di traverso e a evitare una possibile tragedia. E con lucida razionalità commenta: «Preferisco che mio figlio abbia delle conseguenze penali, che rischiare di vederlo finire in ospedale, o peggio».

L’uomo, informato da un amico del figlio di quanto potrebbe succedere domenica, non sa né orario, né luogo esatto del campo di battaglia, sa solo che la resa dei conti si dovrebbe tenere a Gavinana. Forse in piazza Elia dalla Costa, il luogo dove probabilmente domenica 18 gennaio i due gruppi si sarebbero scambiati le reciproche minacce senza venire alle mani. Quel giorno qualcuno sarebbe stato già armato di bastoni, coltelli e martelli, ma la disparità numerica a favore dei ragazzi di Gavinana avrebbe suggerito un rinvio.

«Il gruppo di Sorgane è composto da una decina di ragazzini che vanno dai 14 ai 18 anni. Sono in maggioranza italiani, si ritrovano nel parco vicino alla scuola Pertini, si fanno le canne, bevono, anche superalcolici, non mi risulta però che lì girino droghe pesanti. Del gruppo di Gavinana non so molto, so solo che sarebbero in una trentina», dice il genitore. 

Non è una storia di disagio e di marginalità sociale, almeno quella del figlio dell’uomo che sta provando a fermarlo prima che sia troppo tardi: il ragazzo, a causa di vecchi traumi, da un po’ di tempo è caduto in una forte depressione, i genitori stanno cercando di aiutarlo in tutti i modi, ricorrendo da tempo a psicologi e educatori, mentre ora hanno preso contatto con un centro di salute mentale, per tentare un nuovo percorso terapeutico.

«Era un ragazzo bravo, in gamba, ma la malattia improvvisamente lo ha messo a terra. È in tilt, anche se lui stesso è cosciente che quello che sta vivendo non va bene, ma non è in grado di tirarsene fuori». Il padre e la madre, viste le sue difficoltà recenti, gli hanno anche negato la paghetta, per evitare che faccia un cattivo uso dei soldi. Ma nulla sembra funzionare per farlo riprendere dalla sua spirale. Neppure per fermarlo di fronte alla possibilità dello scontro previsto per domenica. 

Del resto, la storia che il padre ci racconta — di cui omettiamo molti dettagli per non rendere riconoscibile il figlio ed evitargli possibili ripercussioni da parte dei compagni del gruppo — sembra rivelare una storia familiare di attenzioni, di affetto, ma anche di sobrio rigore educativo, come dimostra il fatto che gli hanno dato il cellulare solo una volta che è diventato grandicello: «Purtroppo non c’è una ricetta sicura per fare crescere sereni i nostri ragazzi. E anche quando sembrano felici, in un attimo tutto può cambiare all’improvviso senza che tu possa farci nulla».

Ma il passo della possibile violenza di una resa dei conti tra bande, per i genitori, va ovviamente oltre il problema della malattia e delle necessità di cura. Specie perché non si tratterebbe di una scazzottata, visto che nei messaggi sulle chat — che sono rimbalzati ai genitori attraverso gli amici che non fanno parte dei due gruppi — si parla di arruolamenti a colpi di banconote e di coltelli, mazze, martelli, persino taser. «E non ho idea di come un ragazzo possa procurarsene uno». 

Di qui, la decisione di un padre di chiamare in causa i servizi sociali e ieri mattina anche i carabinieri per provare a scongiurare il peggio: «Io e mia moglie non sappiamo davvero cos’altro fare. Ma vogliamo provare in tutti i modi a evitare che nostro figlio, e anche chiunque di quei ragazzi, possa farsi del male in modo irreparabile». 

Corriere Fiorentino 29 gennaio 2026


 

 

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10 dicembre 2017

Sorgane è un posto lontanissimo

la storia

Firenze, gli angeli del freddo: ecco il progetto «Insider» 

Insieme a due volontari dell’associazione Insieme e della cooperativa Cat, tra i senzatetto a cercare di convincerli a trovare riparo
di Lorenzo Sarra

Dopo gli «Angeli del fango», ecco gli «Angeli del freddo». Giovedì 7 dicembre: l’app meteo sul cellulare indica 4° di temperatura, in via Milanesi, quando alle 21 arrivano i due operatori sociali del progetto «Insider». Il primo ha 37 anni, un passato da assessore in un paese in provincia di Prato. Di anni il secondo ne ha 32 e una laurea in Scienze Politiche. Subito una raccomandazione («Per favore, non riportare i nostri nomi»), poi si comincia a parlare: «Il progetto Insider – raccontano – viene da un bando dell’Inclusione sociale del Comune ed è appaltato all’associazione «Insieme» ed alla cooperativa «Cat». Il nostro compito, il lunedì ed il mercoledì sera, è quello di cercare un contatto con i senza tetto, per capire quelle che sono le loro problematiche».

Operazione convincimento 

Donazione di sacchi a pelo e coperte, distribuzione di cibo e bevande calde, «Insider» è anche questo. Ma non solo. «Stiamo entrando nei quattro mesi dell’emergenza freddo – aggiungono i due operatori – Dovremo quindi tentare di convincere queste persone a farsi ospitare presso gli alberghi popolari. Ne esiste uno femminile in via Gioberti ed uno maschile a Sorgane». L’operazione però non è delle più semplici: «La gente che vive in strada, paradossalmente, è più abitudinaria delle persone che stanno in casa. In molti, nonostante il clima, non se la sentono di abbandonare il loro angolo, soprattutto gli uomini, perché per loro Sorgane è un posto lontanissimo». Gli operatori si muovono secondo una mappatura programmata, ma seguono pure le segnalazioni dei cittadini: «Ci muoviamo molto nei pressi delle stazioni e delle piazze, ma via via che riceviamo indicazioni cerchiamo direttamente le persone per un primo contatto. In pratica siamo un ponte tra i senza dimora che non accedono ai servizi ed i servizi stessi». 

Con i volontari 

Il momento delle chiacchiere è finito. Si comincia il giro. Proprio da via Milanesi. Vicino all’Esselunga un signore dorme sotto ad un portico. È italiano. Avrà una quarantina d’anni. I due operatori lo avvicinano. Riescono a fargli prendere un sacco a pelo («Tengono al caldo fino a -10°») e del thè bollente. Ma di spostarsi da lì non c’è proprio verso: «In molti non vogliono essere aiutati». Si va in piazza Pitti. Sotto i portici laterali c’è un uomo. Si chiama Marzio. Viene da Mogliano, in provincia di Macerata, ma sta in Toscana da più di dieci anni. Tanto tempo fa lavorava in un fustellificio. Poi la delocalizzazione gli ha fatto perdere il lavoro. Da lì la vita in strada. Senza contatti con la famiglia. «Per fortuna non ho figli – racconta lui – Mio padre è morto, mia madre va avanti a psicofarmaci, mia sorella ha la sua vita: non sento più nessuno. Andare a Sorgane in un albergo popolare? Non fa per me. Dormo qui durante l’inverno, d’estate è un forno. Problemi? Con gli spacciatori della zona. Spesso mi dicono di spostarmi, ma è peggio alla stazione: lì è pieno di gentaccia». Marzio dimostra una grande lucidità. Parla di politica, di lavoro, di vita. Dice di essere da anni senza documenti, così da non avere più nemmeno la tessera sanitaria: «Non posso permettermi neanche un antibiotico». «Ti diamo una mano noi – replicano gli operatori – Lasciaci i tuoi dati». Ma c’è qualcuno che riesce ad uscire da questa situazione? «Certo – risponde uno dei ragazzi – Conosco un napoletano che era entrato nel giro della strada: beveva, veniva da una vita piena di traumi. Dopo un percorso tra strutture di primo livello, Arcobaleno e Sert, adesso lavora per una cooperativa sociale: raccoglie rifiuti ed ha di nuovo una sua casa». Altri giri tra via Capo di Mondo e via Piagentina. Senza però troppa fortuna. Poi un ultimo passaggio alla stazione Campo di Marte. Sono le 23,40. Il turno finisce. L’inverno è ancora lungo. Anzi. Non è nemmeno iniziato.

Corriere Fiorentino 9 dicembre 2017

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16 giugno 2016

Scienze aziendali, via alla fusione sede unica a Sorgane

Scienze aziendali, via alla fusione
Nasce il nuovo polo intitolato a Baldesi

Corriere Fiorentino 8 giugno 2016

Dalla fusione della Scuola di Scienze aziendali e della Scuola superiore di tecnologie industriali nasce la nuova «Scuola di Scienze aziendali e tecnologie industriali Piero Baldesi». La giunta di Palazzo Vecchio ha dato il via libera all’unificazione dei due centri di alta formazione fiorentini in un unico polo. Il progetto di fusione era stato accompagnato da polemiche e malumori tanto che il vecchio Cda di Scienze aziendali, non contrario all’unificazione ma non condividendo il metodo con cui la si attuava, lo scorso ottobre si era dimesso. Ma i soci erano stati irremovibili: sì alla fusione. Così il nuovo presidente Giacomo Lucibello, appena nominato, a novembre, ha iniziato subito a lavorare per unire le due realtà «mantenendo le caratteristiche di entrambe le scuole ma dando un senso economico più sostenibile» spiega. Il nuovo istituto di formazione (che incorpora la Ssa nella Ssti), avrà una sede unica a Sorgane (oggi sede di Scienze Aziendali) e un incubatore unico, per il quale «stiamo verificando se gli spazi delle Murate sono sufficienti» dice Lucibello. Resteranno i tre corsi istituzionali di Scienze aziendali (marketing, amministrazione e controllo, tecnologie industriali) e saranno attivati corsi di formazione e aggiornamento per aziende e dipendenti. La scuola porterà il nome di Piero Baldesi, che fondò Scienze aziendali nel 1985 e l’ha guidata fino alla sua comparsa nel 2014. «La sua influenza è stata importante per tutte e due le scuole e il modello di insegnamento è il suo» dice Lucibello. L’unione «è un’opportunità concreta per ridurre i costi e raggiungere una maggiore solidità finanziaria valorizzando il ruolo formativo delle due scuole» spiega l’assessore allo Sviluppo economico di Firenze Giovanni Bettarini. Il progetto dovrà ora passare in Consiglio comunale e dall’assemblea dei soci delle scuole poi via alla fase operativa. (I.Z.)

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02 ottobre 2015

Ex occupanti alla Pertini, l’ira di Sorgane (rassegna stampa)

Nel giro di poche settimane siamo passati da:

" Assemblea infuocata al Circolo Arci di Sorgane. Richiesta da un «comitato civico»...  comitato (in cui figurano molti calcianti Azzurri e anche tanti residenti delle case popolari della zona)."
Sorgane in assemblea: via gli ex occupanti  Corriere Fiorentino 9  settembre 2015

a: "una infuocatissima assemblea l’8 settembre, animata da simpatizzanti di Casapound."
Ex occupanti alla Pertini, l’ira di Sorgane  Corriere Fiorentino 2 ottobre 2015

Cari cittadini che appartenete al Comitato se continuate ad impicciarvi tra qualche settimana vi spunteranno le corna e la coda?

Un tipico esempio di "Character assassination"?
Per usare "l'inglesorum" caro ai professionisti dello storytelling.

Ex occupanti alla Pertini, l’ira di Sorgane

Il Comune restaura la foresteria con i rumeni della Querce. I residenti: e noi? 

Al circolo Arci di Sorgane si spiega che è stato chiesto più volte di cambiare i cassonetti della nettezza, mettere quelli con la chiavetta, per evitare che la spazzatura venga tirata tutta fuori e lasciata per strada da chi viene a rovistare. La tensione si avverte nel quartiere, ma la rivolta contro i nuovi ospiti della foresteria Pertini monta soprattutto sui social network. C’è chi vorrebbe «un muro» per dividere la zona della foresteria dal giardino della scuola elementare e del nido (anche se una separazione è già stata fatta: è stata fasciata la ringhiera del giardino, sono stati oscurati i vetri della foresteria). C’è chi propone un nuovo incontro con l’amministrazione l’8 ottobre. E i 60.000 euro stanziati per la ristrutturazione della struttura danneggiata dal nubifragio del primo agosto («l’edificio andava messo in sicurezza nelle parti comuni — spiega l’assessore Sara Funaro — così come siamo intervenuti subito sui tetti delle abitazioni Erp») hanno riacceso le polemiche: «È una cifra enorme in un quartiere popolare dove occorrerebbero più e più interventi». Sorgane (circa 4.000 abitanti) si sente trattato ancora da quartiere di serie C, teme un aumento di furti, scippi, degrado, anche se le forze dell’ordine, che hanno aumentato i controlli nella zona, spiegano che non c’è stato nessun incremento di episodi spiacevoli e la foresteria è sorvegliata (e ben curata) giorno e notte dagli operatori della Caritas. La struttura, in origine un ostello per studenti, serve soprattutto per l’accoglienza ai senzatetto nei mesi invernali. Negli ultimi tempi ci sono stati i profughi africani, ben accolti dalla gente che li ha visti darsi da fare per le pulizie e la manutenzione del quartiere. Ma poi sono arrivati 108 occupanti dell’ex collegio la Querce (oggi sono 70), cittadini rumeni, molte famiglie con bambini. Il cambiamento ha fatto alzare il coro delle proteste che è sfociato in una infuocatissima assemblea l’8 settembre, animata da simpatizzanti di Casapound. «Il Consiglio di quartiere si è impegnato a sostenerci con un documento per chiedere un cambio di destinazione d’uso della foresteria», spiegano gli abitanti che vorrebbero qui un centro anziani. Conferma l’impegno il presidente del Quartiere 3, Alfredo Esposito: «Abbiamo ascoltato i cittadini, capiamo il disagio, ma è un percorso che richiederà tempo. Dal 31 ottobre comunque la struttura tornerà a ospitare i senzatetto come sempre». 

Lisa Baracchi
         Corriere Fiorentino 02.10.2015

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09 settembre 2015

Sorgane alza la voce e dice basta (aggiornato)

NOTA

Cerchi il comitato che ha organizzato l'assemblea dell'8 settembre 2015 a Sorgane?
Su facebook trovi il gruppo pubblico "Gruppo Civico SORGANE Q3"  


AGGIORNAMENTO

Sul sito web di Nazione Firenze rispetto all'articolo pubblicato sul quotidiano cartaceo è stato aggiunto il seguente testo


Lo stesso Zuinisi parla di "odio scatenato dal razzismo, la diffusione di false informazioni da parte di esponenti politici amplificate dagli organi di stampa, le illegalità in atto all'interno dei progetti istituzionali promossi dal Comune di Firenze in concorso con Caritas e Cooperativa il Cenacolo, hanno fatto da contorno ad un episodio gravissimo verificatosi all'interno ed all'esterno dell'assemblea tenutasi nel Centro Sociale di Sorgane in Via del Tagliamento" e sostiene che "nella Foresteria Pertini non c'è un solo Rom presente tra gli ospiti". Infine, riguardo all'aggressione, Zuinisi riferisce di "grida e ululati razzisti da parte di decine di persone non appena udita la parola Rom" e di "aggressione fisica da parte di appartenenti dell'organizzazione Casa Pound", "aggressioni poi continuate all'esterno".

E questo video Alta tensione fuori dal circolo di Sorgane





RASSEGNA STAMPA

Ospiti Rom, la rivolta di Sorgane
"Via quegli sfollati dalla foresteria"

Urla, tensione e spintoni: assemblea incandescente al circolo Arci di CHRISTIAN CAMPIGLI

SORGANE alza la voce e dice basta. Al degrado, all’incuria e, soprattutto, alla presenza delle circa cento persone di origine rom ospitati alla foresteria Pertini. Ieri pomeriggio erano oltre quattrocento i cittadini che hanno partecipato alla movimentata assemblea tenutasi al circolo Arci e organizzata dal comitato nato intorno ad Alessio Di Giulio. Presenti molti esponenti politici, l’assessore alla casa del comune di Firenze, Sara Funaro, il presidente del quartiere tre, Alfredo Esposito, il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Casini. Ma anche rappresentanti dell’opposizione, come ad esempio i consiglieri regionale Giovanni Donzelli e Jacopo Alberti. Il tema del confronto è stato la presenza all’interno della struttura di accoglienza degli ex occupanti della Querce, sgomberata lo scorso 12 agosto. I cittadini hanno chiesto maggiore attenzione alle istituzioni per un «rione ormai abbandonato a se stesso, dove è ormai complicato vivere e all’interno del quale il numero di furti è aumentato in modo significativo. Prima abbiamo avuto i profughi, ora i rom. Credo che Sorgane abbia già dato. E molto». Ma soprattutto il comitato ha chiesto che la foresteria torni ad essere un luogo di scambio e di incontro. E non una struttura per l’accoglienza. «QUESTO non è possibile – ha sottolineato l’assessore Sara Funaro –. Ma posso garantire che queste persone, sgomberate dalla Querce, se ne andranno il 31 ottobre. La Pertini verrà usata, come sempre, per l’emergenza freddo, per dare cioè un riparo ai molti senza tetto della città. I controlli delle forze dell’ordine sono aumentati e non mi risulta che ci siano più furti». L’assemblea, che era stata calda fin da subito, è diventata incandescente quando è stato dato il microfono a Marcello Zuinisi. Subissato immediatamente di fischi, non appena ha preso la parola, il legale rappresentate del sito Nazione Rom ha sottolineato che «siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti diritto ad una casa». Una frase apparsa ad alcuni come una vera e propria provocazione, alla quale alcuni cittadini hanno risposto ricordando i problemi legali dello stesso Zuinisi. Da lì alle spinte il passo è stato breve. E per fortuna il pronto intervento degli uomini della Digos ha evitato che il confronto trascendesse in una vera e propria rissa. Un episodio isolato durante un confronto importante tra istituzioni e cittadini. «Il dialogo nato stasera non finisce qui – ha ricordato Alfredo Esposito –. Ci saranno altri momenti di confronto, perché è giusto, anzi indispensabile, ascoltare la voce dei nostri cittadini».

La Nazione Firenze  9 settembre 2015



Sorgane in assemblea: via gli ex occupanti

Oltre 300 residenti all’incontro con le istituzioni: «Basta furti e degrado»

«Avete scaricato i problemi della città in periferia: portateveli in piazza Signoria». Assemblea infuocata al Circolo Arci di Sorgane. Richiesta da un «comitato civico», voluta anche dal Quartiere e dal Comune, si è trasformata in un j’accuse. Nodo del contendere: la presenza, nelle stanze della Foresteria Pertini in via Tagliamento, di un centinaio di ex occupanti della Querce (sgomberata ad agosto) e di altre famiglie con minori straniere. «Vogliamo che la foresteria ritorni l’ostello per giovani che era» ha ricordato Alessio Di Giulio, portavoce del comitato (in cui figurano molti calcianti Azzurri e anche tanti residenti delle case popolari della zona). Oltre 300 i presentitra la sala e l’esterno. L’assessore al Welfare Sara Funaro, il presidente del Quartiere 3 Alfredo Esposito e il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Casini provano a spiegare: l’accoglienza di chi viene sgomberato, se minore e per le famiglie, è un obbligo. Gli «ospiti» se ne andranno comunque entro il 31 ottobre perché la foresteria serve per l’«Emergenza freddo». Si fatica a parlare però: dai piccoli furti alle deiezioni in piazza, troppi gli elementi di scontro attribuiti agli ex occupanti. «E manca anche un muro di separazione con la scuola (accanto alla foresteria ndr ), i bambini vedono tutto dentro le stanze» si arrabbiano. Il «boom» di furti viene smentito da Esposito, ma il clima è teso. E diventa rovente quando Marcello Zuinisi, di Associazione Rom, chiede «case per tutti i rom». Di Giulio gli sventola gli articoli sui suoi guai giudiziari e, tra urla e spintoni, è fatto uscire. E si prosegue a parlare (e urlare) dei problemi del quartiere. M.F.

Corriere Fiorentino 9  settembre 2015

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25 giugno 2015

Tutte le strade portano a Sorgane

EXCUSATIO NON PETITA... 

L'amministrazione comunale di Firenze non dovrebbe preoccuparsi di rispondere a chi semina paura (il Tontolone a Novoli come al solito sbaglia bersaglio nda), ma ai cittadini di Sorgane. 

Certe iniziative estemporanee buone per lo storytelling o le photo opportunity, per usare l'inglesorum di moda oggigiorno, lasciano il tempo che trovano. 

Le case popolari di Sorgane hanno bisogno di un serio piano di riqualificazione da parte di Casa Spa. Casa spa che costa ai contribuenti di Firenze più di 3 milioni di euro l'anno. 

Basta tagliare l'erba delle areee verdi e dei giardini di Sorgane almeno una volta al mese. 
Decidersi a realizzare una buona volta quello che aspettiamo da anni. 

Visto che non siamo tontoloni evitiamo di chiedere quanto incassano i gestori della Foresteria Pertini per l'accoglienza profughi, quanto i gestori rimborsano al comune per l'uso della Forestria Pertini, quanti profughi ospitati nella Foresteria Pertini ottengono lo status di rifugiati. 

Il Comune di Firenze spenda per i residenti di Sorgane quanto viene elargito ai gestori della Foresteria Pertini. 

Non ci facciamo certo abbagliare da qualche giubbotto fluorescente. 

Profughi-Angeli, debutto a Sorgane Funaro: risposta a chi semina paura 

Sarà sabato 27 giugno a Sorgane la prima uscita ufficiale dei 170 profughi Angeli del bello ospitati nelle strutture d’accoglienza fiorentine che diventeranno parte della fondazione che combatte il degrado in città. I primi gruppetti ripuliranno i muri delle case popolari e i giardini e dipingeranno ringhiere e panchine. L’iniziativa, fortemente voluta da Palazzo Vecchio con le associazioni che gestiscono l’accoglienza «è la risposta alle politiche della paura — dice Sara Funaro, assessore comunale al Welfare — Con seri progetti di integrazione la cittadinanza risponde. Vogliamo fornire ai migranti una prima occasione di inserimento». Nel frattempo continuano gli sbarchi. Nei prossimi giorni, attesi quasi 200 arrivi in Toscana: la Regione sta per mettere a disposizione alloggi delle Asl con 20-35 posti ciascuna. 

Jacopo Storni Corriere Fiorentino 19 giugno 2015 


I migranti sbagliano strada PRIMA uno, due poi un gruppetto infine una specie di plotone di cittadini stranieri che camminava bel bello sul viadotto Marco Polo dove è assolutamente vietato camminare a piedi per rischio incolumità propria e degli automobilisti in circolazione. In un attimo l’allarme è arrivato alla centrale operativa della polizia e dal 113 sul posto sono arrivate due volanti e una terza era diretta lì con urgenza. Nessuno riusciva a capire cosa stesse succedendo ma un gruppo di migranti che cammina sullo svincolo in direzione autostrada è una preoccupazione per l’ordine pubblico. Gli agenti sono arrivati in un baleno: allarme rientrato. Il gruppetto di stranieri, tutti migranti, fa parte degli ospiti del centro profughi Pertini che avevano perso la strada per far rientro al centro per la cena e per dormire. 

La Nazione Firenze 17 giugno 2015

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15 novembre 2010

I bimbi raccolgono le olive (tra i palazzi di Sorgane)

I bimbi raccolgono le olive (tra i palazzi di Sorgane)

Antonio guida le maestre e gli allievi della elementare Sandro Pertini nella raccolta delle olive. Dove? Nel parco di via Brenta di cui anche qualche abitante non conosce l'esistenza. Ecco la giornata dei bambini-agricoltori

Per andare «a fare le olive», non c'è bisogno di spingersi molto in là, nella campagna che circonda Firenze. A volte, basta rimanere nel proprio quartiere. Ad esempio, a Sorgane e a Firenze sud, dove più giardini e parchi nascondono, agli occhi di chi non li vede, gli ulivi piantati dieci anni fa e che producono le loro olive buone e sane quanto quelle di fuori città. La maggior parte di queste piante è in stato di abbandono, un abbandono mitigato dal lavoro di potatura semplice dei giardinieri comunali, dalle prestazioni occasionali dei volontari e, come questa mattina, dai bambini delle elementari.

E così la campagna che non ti aspetti è tra la collina e i palazzoni di Sorgane: «Sono tutte piante nuove, più o meno del 2001». Antonio, mentre guida le maestre e gli allievi della elementare Sandro Pertini nella raccolta delle olive, mostra loro anche gli aceri, tigli (ora senza foglie) e i lecci, cresciuti in città. La gente proprio non immagina che si possano raccogliere le olive in mezzo ai palazzi di Firenze? «O pochi o nessuno - risponde Antonio - Nel nostro quartiere i giardini con gli ulivi sono tanti, da via di Villa Magna a parco di Rusciano» A volere questi alberi fu l'amministrazione comunale di due giunte or sono, con l'idea di trasmettere dentro Firenze un po' della campagna e della memoria contadina che la circondano. Su iniziativa dell'assessorato all'ambiente e del Quartiere 3, i bambini del quartiere, che hanno risposto un con entusiasmo incredibile, vengono portati in questo periodo a raccogliere le olive in questi giardini, dove loro finora si sono sempre divertiti, senza far caso agli alberi, «e tanto meno noi genitori -come spiega la signora Tiziana». «In più c'è da dire che alla vegetazione nei giardini si associa l'estate e il riparo dal caldo -aggiunge Alessandro Scarselli del Circolo di Sorgane- alla fine conta di più la grande distesa di un platano».

Oltre a Comune, quartiere e Circolo, su questa operazione all'insegna del verde e, poi, della fettunta, c'è l'impronta degli Angeli del Bello, che hanno fornito pettorine, guanti e rastrelli. «Del resto - spiega Antonio - i giardinieri del Comune fanno una potatura a rotazione, a livello di verde, non di prodotto, perché naturalmente la potatura a livello di prodotto e non di sola bellezza è un'altra cosa». I bambini si gettano sulle olive ad un ritmo impressionante. Sovrastando con le proprie grida di divertimento i richiami degli adulti («Mattia!», «Lorenzo!», «Fate attenzione!»,), in un'ora e mezzo, a via Brenta, ne hanno tirate giù 60 chili. «Abbiamo voluto coinvolgerli in questa esperienza più che interessante», ricorda una delle maestre, Assunta Renna, che rivendica il lato meno noto di Sorgane: «Abbiamo dei giardini meravigliosi e degli spazi verdi molto ben curati». «I bambini si sono divertiti tantissimo - aggiunge- nessuno pensa all'ulivo, vengono in questo giardino, ma uno davvero non ci pensa». La sorpresa più forte è il contesto urbano in cui tutto ciò avviene: «è bellissimo questo parco, che francamente non conoscevo», fa sapere Simona, «abito a Ponte a Ema e proprio non sapevo che ci fossero gli ulivi». «Firenze è piena di queste cose, di questi luoghi che non dobbiamo dimenticare», commenta l'assessore Stefania Saccardi, «abbiamo detto che ogni fiorentino deve avere un giardino a 10 minuti da casa, e forse si sta scoprendo qualcosa di più di un semplice prato».

Marco Bazzichi
Corriere Fiorentino 15 novembre 2010

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18 settembre 2010

Sorgane, l'isola di cemento

Ricci, Savioli, Cemento, Alluvione, Droga, Dormitorio, Baby Gang. 40 anni, ma i giornalisti scrivono sempre le stesse cose. Anzi no: si sono scordati di La Pira.

Il passato di Sorgane, tra realtà e leggenda, lo conosciamo.
Manca l'approfondimento sul presente...



Note sull'articolo
1) Gli abitanti di Sorgane"UTOE 25"(comprende anche Nave a Rovezzano) anno 2005 sono 3.303.
Gli iscritti alle liste elettorali delle due sezioni di Sorgane sono 1856 (Regionali 2010). Quindi molto lontani dai 5.000 abitanti di cui si parla nell'articolo.
2) La pensilina Ataf non è stata distrutta da nessuna baby gang, ma smantellata per sostituirla con quella nuova
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Viaggio nelle periferie
Sorgane, l'isola di cemento

Come si vive nelle periferie di Firenze? Delle idee e dei sogni che le avevano fatte costruire cosa rimane oggi? Sono Firenze o sono corpi estranei? Prima tappa, Sorgane: un quartiere nato sulla carta, ci vivono in 5.000. Pochi negozi, un «sentiero» per andare a Firenze. Ma tranquillo come un paese

Tutto è cominciato con Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, che durante la vacanza a Cortina qualche giorno fa ha detto che buttar giù Tor Bella Monaca «non sarebbe una brutta idea». Tor Bella Monaca è la classica periferia italiana, un quartiere studiato a tavolino dagli architetti, fatto di case popolari e disegnato per favorire l’incontro dei suoi abitanti. Con gli anni il cemento si è sciupato. Gli abitanti non si sono incontrati. E i progetti studiati a tavolino sono falliti. Rimangono solo orribili palazzoni di cemento. Abbiamo pensato allora alle nostre periferie. Ai nostri palazzi anni ’50 e ’70 attorno a cui sono nati quartieri e rioni. Ci ha pensato nella sua rubrica «Effetti personali» Francesco Bonami domenica scorsa. Siamo partiti da alcuni suoi concetti: «L’urbanismo centripeto che vuole tornare in centro e il partito della Ruspa, perché non ci piacciono le periferie come non ci piacciono quelli con le scarpe dozzinali». Da questi spunti è partita la nostra inchiesta: come si vive nelle periferie di Firenze? Delle idee e dei sogni che le avevano fatte costruire cosa rimane oggi? Sono Firenze o sono corpi estranei? Prima tappa, Sorgane.

«Arrivi a Sorgane se vuoi venirci, non ci passi per caso». Sta tutto in questa frase il passato e il presente dell’isola che separa Firenze da Bagno a Ripoli. Un rione deciso e nato sulla carta, su un piano urbanistico datato 1951 e lavorato da 37 progettisti, architetti, ingegneri, sperimentatori. Incompiuto— doveva essere un paese da 12 mila abitanti, quando prima era un borgo di 160 persone attorno a Villa Giusti — distante e allo stesso tempo così vicino a Firenze. Sorgane è la Nave di Leonardo Ricci (il progettista del nuovo palazzo di Giustizia a Novoli), sono i palazzi meno spericolati, ma pur sempre residenziali, del collega Leonardo Savioli. Ma è anche un rione che ha saputo emergere dall’emergenza. A Sorgane non ci arrivi mai per caso. Solo se lo vuoi. In questo concetto ci stanno tutti i vantaggi e gli svantaggi per i cinquemila fiorentini che vivono qui. Pochi negozi, una rosticceria, un bar, una pasticceria. Un’edicola, una merceria, per uscire dal genere alimentare. Un circolo Arci accanto alla sede del Quartiere 3. Un piccolo supermercato incastrato nel ventre della Nave e una farmacia comunale che forse restano aperti perché qui la gente non potrebbe farne a meno. I negozi perdono clienti, così come il circolo Arci ha perso i giovani, verso un polo di attrazione e di necessità che sembra destinato a risucchiare tutto (anche l’Urp e l’anagrafe?), di cui parlano tutti per strada, di cui vedi le borsine di plastica e di cartone, tutte made in viale Giannotti. Lì c’è il centro commerciale, quello che i politici del centrodestra, all’epoca (fu il primo cavallo di battaglia dell’allora consigliere di quartiere Mario Razzanelli), definirono il «Mostro di Gavinana».

I vecchi come Damiano Ceri, 75 anni, inquilino della Nave, ricordano la Sorgane degli anni ’60 come quella che offrì una casa all’emergenza degli alluvionati. All’immigrazione del Sud. «A un miscuglio di gente con troppi problemi, con troppa fame», dice. Ricordano la criminalità, quella vera, la droga, l’eroina. La farmacia che vendeva siringhe e siringhe. Oggi a Sorgane, nei ballatoi dei palazzi, lungo il viale Croce il motivo di discussione è lo stesso degli anziani fermi al capolinea del 23 ,che raccontano e maledicono le malefatte di una baby gang su cui il consigliere di quartiere ex An oggi Pdl Paolo Poli «chiederà notizie al presidente Andrea Ceccarelli». Ti sussurrano, guardandosi intorno, che quei quattro ragazzi che girano in scooter senza casco probabilmente sono gli stessi allontanati dal parroco di piazza Elia Dalla Costa e che forse sono stati loro a distruggere la pensilina dell’Ataf qualche settimana fa. Dicono fra loro, mentre fuori dall’unico poliambulatorio— una stanza per le visite per sette medici e una di tre metri per tre a far da sala d’attesa — si allunga la fila dei pazienti del martedì pomeriggio, che l’altra sera «li hanno visti rubare la benzina dai motorini parcheggiati sotto i palazzoni».

Parlano della moschea-garage alla Nave con una dolce diffidenza. Raccontano di quando l’Imam ha scritto una lettera alla signora Maria chiedendole di non appendere indumenti di un certo tipo alla finestra. Sanno tutto di tutti. Damiano, nel suo bel appartamento di 100 metri quadrati riscattato dopo anni di affitto al quarto piano, potrebbe scrivere a memoria la composizione di ogni famiglia della Nave, ma ti dice che il progetto del Ricci «è fallito». «Non per colpa sua, ma nostra, perché alla fine qui ognuno si fa gli affari suoi, come succede dappertutto». Tutto ruota attorno alla Nave. I bambini che giocano sui ballato, la sede del Quartiere di fronte, l’Urp, l’anagrafe, il poliambulatorio, il supermercato, il circolo Arci, la scuola materna, più distante l’elementare e quella di Scienze Aziendali. Perché Sorgane è la Nave. La sperimentazione del Ricci, che con tonnellate e tonnellate di cemento armato diede forma al tema della «macrostruttura», intesa come un pezzo di città in scala: «Per me è stata un’altra verifica di spazio per una società nuova, anche se limitato a 4.500 abitanti, condizionato, represso». Ricci non volle dotare la macrostruttura di servizi comuni. Fermo restando nella convinzione che «gli abitanti nel bene e nel male, debbono per forza conoscersi. I bambini debbono per forza incontrarsi...», diceva. La Nave è un dedalo di percorsi orizzontali e verticali. Di corridoi bui e angoli nascosti. Il problema, comune un po’ a tutte le case popolari, è la manutenzione. Sono i servizi. «Solo qualche anno fa abbiano ottenuto l’ascensore», racconta Eleonora, «e solo perché qui abitavano dei disabili». La Nave continua a non piacere. Lo ammette, fuori dalle virgolette, il presidente di quartiere Ceccarelli. Tutti lo dicono, tranne Damiano, che ci è affezionato.

Sorgane è un insieme di grandi palazzi e ancora, entro la fine dell’anno, ne arriveranno di nuovi. Ci sono quelli del Savioli,— nell’isolato compreso tra le vie Livenza, Isonzo e viale Croce— meno impattanti di quelli del Ricci ma sempre costruiti secondo i principi dei ballatoi. Quasi tutta edilizia popolare. Ma si capisce che è un progetto rimasto in parte sulla carta. Racconta Dario, mentre siede fuori dal circolo Arci a cui oggi i giovani preferiscono il centro commerciale di Gavinana: «Il Michelucci aveva pensato la parte alta di Sorgane come un secondo piazzale Michelangelo, destinato però ai servizi». Oggi le colline sopra Sorgane sono un parco. «Un parco da 30 mila metri quadrati — dice Ceccarelli— che presto con i percorsi sarà anche più fruibile». Il verde, dice la consigliera di quartiere di Sel, Francesca Cellini «assieme al campo di atletica e alle strutture sportive sono le qualità più importanti di Sorgane. Ma in questo rione si è perso il senso dell’aggregazione. È successo anche al circolo Arci, non più frequentato dai ragazzi. Ecco ai giovani e agli anziani manca questo soprattutto». Ceccarelli rivendica la nuova piazza Istria «frutto di un progetto di partecipazione dei residenti» (che l’opposizione in consiglio ha contestato), dove prima c’era il mercato che ora è stato spostato sul viale Croce. E ammette i vantaggi e gli svantaggi di Sorgane.

«I servizi? Il poliambulatorio lo trasferiremo nel nuovo palazzo dove entro la fine dell’anno saranno pronti 25 alloggi. Sarà più confortevole, non più grande. Ma perché a Sorgane non apre una banca, domando io? Perché c’è in viale Europa. Perché questa è Sorgane». Un paese nel paese, dove oggi la parola più pronunciata è tranquillità, anche se più di qualcuno la scambia per dormitorio. La periferia che si è normalizzata. Dove i prezzi delle case sono aumentati, perché ora al metro quadro si compra a circa 3.500 euro. Dove non ci sono le strisce blu dei parcheggi per terra. E dove l’anziano del posto fa compagnia all’ortolano che all’ora di pranzo carica il banco della frutta sul camion, per partire verso Firenze imboccando quello che è poco più di un sentiero: via Cimitero del Pino. L’unica via d’uscita, come l’unica via di entrata è via della Badia di Ripoli. Al bar, davanti ai taxi e alla fermata del 33 e del 41 la gente ti chiede di venire qui la mattina presto per vedere la realtà — una coda infinita di macchine e autobus— di un progetto urbanistico rimasto in parte sulla carta. Un paese a cui non è stata progettata la viabilità intorno. «Un cul de sac— dice Ceccarelli— dove non arrivi mai per caso». (1. Continua)

Alessio Gaggioli
Corriere Fiorentino 01 settembre 2010(ultima modifica: 02 settembre 2010)

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