Sfida all'O.K Corral (aggiornato n.2)
AGGIORNAMENTO 31.01.2026
Firenze, la resa dei conti tra le due bande di Sorgane e Gavinana: interrogati alcuni dei ragazzini
di Giulio Gori
Individuati grazie alla denuncia di un padre, scongiurato il rischio dello scontro
La denuncia di un padre sulla resa dei conti tra due bande di ragazzini che per domani si erano promessi di scontrarsi a colpi di bastoni e coltelli potrebbe aver sortito l’effetto di scongiurare il peggio. È quanto emerge dalle indagini su una guerra che un gruppo di Sorgane e un secondo di Gavinana si erano giurati due settimane fa, in un faccia a faccia che per poco non era finito in uno scontro.
I carabinieri della stazione di Ricorboli che indagano sul caso hanno individuato, rintracciato e interrogato nel pomeriggio di ieri alcuni degli adolescenti che fanno parte del gruppo di Sorgane. Non si conoscono i dettagli delle ammissioni, ma sarebbe emerso che in vista della resa dei conti sarebbe stato creato uno specifico gruppo Whats App, in cui pare che i protagonisti si scambiassero informazioni sulle armi raccolte per la battaglia e sul reclutamento di nuovi coetanei.
Il solo fatto di essere stati raggiunti dai carabinieri avrebbe spinto molti di loro a desistere dall’intenzione di battersi coi coetanei di Gavinana. Ma ancora prima, il clamore creato dall’articolo del nostro giornale che riportava la denuncia del padre, preoccupato per le possibili conseguenze per la salute del figlio e di tutti gli altri ragazzini coinvolti, aveva sortito il primo effetto di spaventarli.
In un tam tam di messaggi per condividere l’articolo, l’essersi visti smascherati avrebbe già fatto fare un passo indietro ad alcuni di loro. Tutto merito di un genitore che assieme alla moglie ha dato ascolto alle parole di un amico del figlio e ha capito la gravità della situazione, specie perché in quel primo confronto avvenuto domenica 18 gennaio a Gavinana, pur senza passare alle vie di fatto, diversi ragazzini si erano presentati con in mano bastoni e martelli.
Solo l’evidente disparità numerica in favore della banda di Gavinana aveva spinto i due gruppi a fissare un appuntamento per due settimane dopo. Mentre quelli di Sorgane nei giorni successivi avevano fatto partire un reclutamento a colpi di 15 euro ad ogni nuovo arrivato.
E tra quei giovanissimi, vero o no, si parlava esplicitamente anche di coltelli e persino di taser. Quel padre, spaventato dalla possibilità di non poter riuscire a fermare il figlio, ma anche per il bene di tutti gli altri, aveva prima raccontato tutto ai servizi sociali, quindi al Corriere Fiorentino, infine si è rivolto ai carabinieri. Che con la loro indagine — iniziata di fatto giovedì mattina, formalmente in quella stessa serata dopo la denuncia del genitore — potrebbero avere scongiurato il peggio.
Anche se il problema delle baby gang di Firenze Sud andrà poi affrontato con altri mezzi: nei giorni scorsi, i ragazzini di Sorgane, pur non creando particolari problemi nella loro frazione, erano stati visti discutere animatamente con un altro gruppo dell’Antella. A riprova di forti tensioni tra le diverse bande.
Corriere Fiorentino 31 gennaio 2026
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AGGIORNAMENTO 30.01.2026
Resa dei conti tra bande di ragazzini a Firenze, indagini e un appello dai carabinieri: «Diteci quello che sapete»
di Giulio Gori
Viaggio tra Sorgane e Gavinana, nei luoghi dove è maturato lo scontro tra i due gruppi, dopo la denuncia del padre di uno dei ragazzi coinvolti
Una possibile resa dei conti tra due bande di ragazzini, fissata per domenica prossima, a colpi di martelli, bastoni, forse anche coltelli: il grido di allarme di un padre per salvare il proprio figlio, raccontato ieri dal nostro giornale, è sfociato in una denuncia formale ai carabinieri.
L’uomo, dopo aver segnalato nei giorni scorsi il caso ai servizi sociali, mercoledì si era rivolto alle forze dell’ordine, mentre ieri si è recato alla stazione di Ricorboli per mettere nero su bianco le informazioni di cui è venuto a conoscenza: un appuntamento preso due settimane fa tra un gruppo di Sorgane, di cui fa parte il figlio, e un altro di Gavinana, sempre composto da ragazzini, per risolvere vecchie e misteriose ruggini.
Da parte loro, i carabinieri già da mercoledì stanno seguendo la vicenda e lanciano un appello a chiunque abbia notizie più precise a rivolgersi a loro per sventare quella resa dei conti e evitare così che qualcuno possa farsi del male. Mentre oggi Barbara Nannucci, consigliera della Lega del Quartiere 3, porterà il caso all’attenzione della commissione Politiche giovanili.
Nell’estate del 2023 Nannucci, sempre nella commissione di Quartiere, portò il caso di un ragazzino di Sorgane bullizzato da una gang di Gavinana. E parlò di «preoccupanti segnalazioni su baby gang attive fra la Coop di Gavinana, Sorgane e il Giardino dei Ponti di Bagno a Ripoli. Si parla di giovani che vengono offesi, spintonati e minacciati da questa baby gang che fa richieste esplicite di denaro, che se non esaudite si trasformano in persecuzioni verbali e non solo».
«Pochi giorni fa qui a Sorgane mi sono messo in mezzo a un’accesa discussione tra un gruppo di ragazzini qui di Sorgane e un altro dell’Antella. Nessuno ha alzato le mani, ma ho pensato di intervenire per calmare le cose perché discutevano in modo animato», racconta un giovane a conferma di un clima molto teso tra i gruppi di giovanissimi di Firenze Sud.
L’impressione è che non si tratti di baby gang che terrorizzano le comunità di quartiere, ma di gruppi che facendosi notare il meno possibile si sfidano, si bullizzano, si aggrediscono (mentre il pestaggio di un uomo per un pacchetto di sigarette, lo scorso settembre, ad opera di un gruppo di adolescenti, nessuno sa se sia stato fatto da ragazzini del luogo o arrivati da fuori).
Serena Perini, presidentessa del Quartiere 3, spiega che gli educatori di strada non hanno segnalato alcuna anomalia. Ma a Sorgane spiegano che «da dopo la pandemia ci sono gruppi di adolescenti che passano le serate fuori senza far niente. Non fanno nulla di male, ma è preoccupante proprio il fatto che stiano tutto il tempo a ciondolare, senza studiare, senza fare sport».
E qualcuno punta l’indice contro l’abbandono della zona: «A Sorgane siamo in seimila, eppure non c’è nulla. I ragazzi non hanno una biblioteca, né una ludoteca, niente. L’unica cosa che abbiamo è Fort Apache (dicono ironicamente indicando la sede del Q3, ndr) e nessuno sa a cosa serva».
Scenario opposto a Gavinana, in piazza Elia dalla Costa, dove domenica 18 gennaio le due bande si sarebbero scambiate le minacce e date l’appuntamento per la resa dei conti: qui c’è la chiesa, l’area giochi, il campo da calcetto sempre pieno, la sede dell’Auser dove i bambini fanno le ripetizioni.
Ma all’ingresso dell’area cani ci sono tavoli e panchine nascosti da delle siepi: «Qui, estate e inverno, la sera dopo le 10.30 è pieno di minorenni che si fanno le canne e ascoltano la trap – raccontano – ed escono così tardi anche quando hanno scuola, c’è da chiedersi dove siano le loro famiglie».
Corriere Fiorentino 30 gennaio 2026
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Firenze, due bande di ragazzini e il coraggio di un padre: «Preparano uno scontro, io li denuncio prima. Meglio che mio figlio finisca in carcere che in ospedale»
di Giulio Gori
I gruppi di Sorgane e Gavinana si sarebbero dati appuntamento per domenica. Parte la segnalazione a carabinieri e servizi sociali
Un appuntamento che due bande di adolescenti di Firenze si sono date per domenica prossima per un confronto che vorrebbe essere risolutivo. Con i ragazzini, arrabbiati per qualche banale offesa reciproca, che si ripromettono di presentarsi al duello con coltelli, martelli, persino taser, mentre in questi giorni stanno cercando nuovi rinforzi arruolandoli con 15 euro a persona.
Sono due gruppi rivali, uno di Gavinana, l’altro di Sorgane, a essersi promessi la resa dei conti dopo una scaramuccia avvenuta dieci giorni fa. A denunciarlo è il padre di uno dei ragazzi di una delle due bande, che ha scoperto per caso la vicenda e impotente l’ha segnalata ai carabinieri e ai servizi sociali perché provino a mettersi di traverso e a evitare una possibile tragedia. E con lucida razionalità commenta: «Preferisco che mio figlio abbia delle conseguenze penali, che rischiare di vederlo finire in ospedale, o peggio».
L’uomo, informato da un amico del figlio di quanto potrebbe succedere domenica, non sa né orario, né luogo esatto del campo di battaglia, sa solo che la resa dei conti si dovrebbe tenere a Gavinana. Forse in piazza Elia dalla Costa, il luogo dove probabilmente domenica 18 gennaio i due gruppi si sarebbero scambiati le reciproche minacce senza venire alle mani. Quel giorno qualcuno sarebbe stato già armato di bastoni, coltelli e martelli, ma la disparità numerica a favore dei ragazzi di Gavinana avrebbe suggerito un rinvio.
«Il gruppo di Sorgane è composto da una decina di ragazzini che vanno dai 14 ai 18 anni. Sono in maggioranza italiani, si ritrovano nel parco vicino alla scuola Pertini, si fanno le canne, bevono, anche superalcolici, non mi risulta però che lì girino droghe pesanti. Del gruppo di Gavinana non so molto, so solo che sarebbero in una trentina», dice il genitore.
Non è una storia di disagio e di marginalità sociale, almeno quella del figlio dell’uomo che sta provando a fermarlo prima che sia troppo tardi: il ragazzo, a causa di vecchi traumi, da un po’ di tempo è caduto in una forte depressione, i genitori stanno cercando di aiutarlo in tutti i modi, ricorrendo da tempo a psicologi e educatori, mentre ora hanno preso contatto con un centro di salute mentale, per tentare un nuovo percorso terapeutico.
«Era un ragazzo bravo, in gamba, ma la malattia improvvisamente lo ha messo a terra. È in tilt, anche se lui stesso è cosciente che quello che sta vivendo non va bene, ma non è in grado di tirarsene fuori». Il padre e la madre, viste le sue difficoltà recenti, gli hanno anche negato la paghetta, per evitare che faccia un cattivo uso dei soldi. Ma nulla sembra funzionare per farlo riprendere dalla sua spirale. Neppure per fermarlo di fronte alla possibilità dello scontro previsto per domenica.
Del resto, la storia che il padre ci racconta — di cui omettiamo molti dettagli per non rendere riconoscibile il figlio ed evitargli possibili ripercussioni da parte dei compagni del gruppo — sembra rivelare una storia familiare di attenzioni, di affetto, ma anche di sobrio rigore educativo, come dimostra il fatto che gli hanno dato il cellulare solo una volta che è diventato grandicello: «Purtroppo non c’è una ricetta sicura per fare crescere sereni i nostri ragazzi. E anche quando sembrano felici, in un attimo tutto può cambiare all’improvviso senza che tu possa farci nulla».
Ma il passo della possibile violenza di una resa dei conti tra bande, per i genitori, va ovviamente oltre il problema della malattia e delle necessità di cura. Specie perché non si tratterebbe di una scazzottata, visto che nei messaggi sulle chat — che sono rimbalzati ai genitori attraverso gli amici che non fanno parte dei due gruppi — si parla di arruolamenti a colpi di banconote e di coltelli, mazze, martelli, persino taser. «E non ho idea di come un ragazzo possa procurarsene uno».
Di qui, la decisione di un padre di chiamare in causa i servizi sociali e ieri mattina anche i carabinieri per provare a scongiurare il peggio: «Io e mia moglie non sappiamo davvero cos’altro fare. Ma vogliamo provare in tutti i modi a evitare che nostro figlio, e anche chiunque di quei ragazzi, possa farsi del male in modo irreparabile».
Corriere Fiorentino 29 gennaio 2026
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